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Gli altri mi annoiano

Gli altri mi annoiano. Sarò io, ma non riesco a provare più nessun interesse per le narrazioni altrui. Quando interagisco mi accorgo di fare solo degli appassionati monologhi, oppure dico frasi di circostanza che si esauriscono nel giro di poche battute. Poi il nulla, il vuoto. Sono persone spesso care, quelle che hanno a che fare con me. Cercano di mettermi a mio agio, di rompere il ghiaccio – lo capisco – e dunque la loro banalità è solo uno stimolo, un tentativo di capire se l’altro animale della loro stessa specie che hanno di fronte è o meno un animale che può anche ascoltarli, e appassionarli, o fargli trascorrere dei momenti facili in un tempo difficile. Mi spiace deluderli, veramente. Ma so già le risposte, e anche le loro domande. E cosa faranno o penseranno, o vorranno. Vorranno amarmi od odiarmi, accarezzarmi o prendermi a pugni, vorranno e vorrebbero un essere umano davanti. Io vedo le loro ombre, il loro incerto incedere nella vita, il loro tentativo inconsapevole ed esausto di esserci, di giocare la partita. Vado oltre, proseguo, amandoli tutti, questi poveri e spaventati esseri dell’umano crepuscolo non più divino.

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